domenica 25 settembre 2011

Scimmi-A-Thon I, ovvero: Il Pianeta delle Scimmie

Siccome a me a volte piace farmi male, ma male duro tipo che mi vado a vedere Transformers 3 in 3D e poi mi zampilla sangue dagli occhi stile Madonna di Licata per un mese, ecco, siccome tutto questo io tra qualche giorno mi cucco L'Alba del Pianeta delle Scimmie. Dico qualche giorno perché masochista si, coglionazzo no, e almeno aspetto il ridotto. 
E con questo qualche giorno che ci faccio? 
Una maratona.
Si, ma non una maratona di quelle che corri e sudi e sei figo, ma di quelle che ti chiudi in casa per un po' a vedere dei film a tema uno dietro l'altro e poi la ragazza ti lascia. Così mi ricollego al discorso dell'autolesionismo.
Eeeh! Viva le maratoneee!

Ecco quindi, per rimanere in tema e prepararmi al nuovo arrivato, Scimmi-A-Thon! Ossia io che mi sciroppo l'intera saga del pianeta dei primati e ve la racconto un po' per volta. I lungometraggi, dico. Niente libri, serie TV, fumetti e cruciverba affini.
Un classico, quattro sequel, un remake. 
Poi magari a voi manco vi interessa, ma dato che non sono neanche sicuro che ci sia un "voi", chissene.
Dunque.

Il capostirpe, Il Pianeta delle Scimmie e basta del 1968, è l'unico della serie che avessi già visto, insieme alla versione di Burton. Tuttavia non è stato affatto un problema ridarci la guardata perchè, come dire, è figo. Classico indiscusso della fantascienza, tratto dal romanzo di Pierre Boulle, costumi da scimmia che spaccano. No, davvero, considerate l'anno. Non parliamo di mascheroni con le pupille che si muovono su e giù e la bocca che fa "babiba". La mimica facciale viene lasciata intatta dal trucco di John Chambers, che infatti si becca l'oscar e batte le scimmie concorrenti dell'Odissea di Kubrick. Così impara a fare il grande regista perfezionista. In yooouuur faaaceee, Staaan. Niente, divago, scusate.

Succede che degli astronauti partono nel '72 per colonizzare un pianeta lontano e invece ricadono sulla Terra. Si vede che dovevano girare a destra alla seconda.
Succede che però loro non lo sanno che questa è la Terra, anche perché sono passati 2000 anni per il pianeta mentre solo qualche mese per loro, che viaggiavano alla velocità della luce. Pensa se viaggiavano alla velocità dei neutrini. Valà, che blog d'attualità.
Per farla breve, che tanto un po' la storia la si sa, le cose in tutti questi anni sono abbastanza cambiate. Le scimmie hanno preso il posto degli uomini e gli uomini quello delle scimmie. I cavalli invece sono  sempre là, a farsi cavalcare come gli stronzi, che non so come fanno a fargli fare certe cadute nelle scene d'azione senza azzopparli a vita.
Insomma ora 'ste scimmie-scimmie si sono evolute in scimmie-uomo che sanno parlare, camminare a due zampe, indossare vestiti, arredare e hanno nozioni base di carpenteria. Alla faccia del pollice opponibile.
Però per le armi siamo rimasti a fucili e manganelli, chissà com'è.
Al contrario gli umani sono diventati gli ultimi della classe. Sono nudi, allo stato brado, non sanno parlare e puzzano. Le scimmie li catturano e ci fanno gli esperimenti. E catturano anche i nostri eroi. Cioè, il nostro eroe, che gli altri non è che durino tanto.
Però non tutte le scimmie sono cattive, dipende dal lavoro che fanno. Un po' come per noi. Ci sono i gorilla che fanno la milizia incazzata, gli scimpanzé sono gli scienzati e i dottori dall'animo nobile, gli orangotanghi ricoprono le alte sfere e non vogliono che le verità vengano a galla. I macachi mi sa che fanno i bidelli.
Una volta scoperto che Taylor, che è il bel protagonista strafottente, sa parlare ed è diverso dagli altri uomini che invece annusano le feci, una coppia di scimmie-scienziato-buone cerca di riportarlo alla libertà, non senza difficoltà, parappapà.
E alla fine, che in fondo già l'avevi capito, lo vieni a sapere che quella era la Terra sin dall'inizio e che se le cose stanno così è tutta colpa dell'uomo e delle guerre nucleari e malediciamolo davanti a quel che rimane della Statua della Libertà.
Se non l'avete visto e non siete di quelli che non riescono a vedere i film che hanno una certa età anche se la portano bene, una domenica, dopo pranzo, l'occhiatina potreste anche dargliela.

Be', la prima è andata. Ma questa era facile.

mercoledì 21 settembre 2011

Apologia di un coniglio bianco, ovvero: Alice



Da Alice's Adventures in Wonderland c'avranno tratto 15 film o giù di lì. Uno grossomodo lo sa quello che c'è dentro. La regina, il coniglio, il cappellaio e via dicendo.
Poi ti capita di vedere questa versione che invece qualcosa in più da dire ce l'ha e con 'sto qualcosa qui ti ci puoi pure sciacquare la bocca, visto che tra i molari inferiori ti è rimasto incastrato Tim Burton.


Alice è un film dell'88, il primo di Jan Švankmajer, (che magari non vi dice niente, però è uno che la sa) e ti fa vedere il Paese delle Meraviglie inzuppato nel surrealismo. 
Cioè, il libro già di suo non è che trasudi raziocinio e realismo, eh, ma qui parliamo di quella roba claustrofobica e angosciosa e con tutte quelle ombre lì che ti fanno venire i magoni e i lunghi silenzi che in tutto il film ci saranno tipo 27 sole parole che continuano a ripetersi e che insomma se vuoi fare un film bello strano e visionario non basta che metti il cerone bianco in faccia a uno per la sesta volta e gli fai dire facilonate su quant'è bella la pazzia.


I personaggi, all'infuori della bambina catatonica che fa Alice, sono deliziosi ready-made e collage di chincaglierie rugginose e sfilacciate che uno ti fa godere più dell'altro. Per dire, no, il Bruco è un calzino ripieno di segatura con una dentiera. E che cazzo.
E soprattutto c'è la stop motion, che come lei poche altre cose me lo fanno rizzare.
Bambole di porcellana, lische di pesce, balocchi e filetti di carne assemblati e mossi con quel passo uno neanche troppo fluido che scricchiola, ticchetta, fruscia, gocciola. CGI delle palle mie.


Quindi se volete un film che metta sul serio a frutto le potenzialità dell'opera di Carroll, eccolo qui. Niente deliranza.

giovedì 15 settembre 2011

Blow Your Headphones 2 - Troppo Odio


Episodio 2 della nostra rubrica di consigli musicali, decisamente atipico ma freschissimo. Dico solo che molti lo aspettavano impazienti, non è una release fisica, quindi di certo non dissipa tutta una serie di dubbi (esiste, non esiste, ci crede, ci prende per il culo a tutti) ma Odio la Scuola è finalmente F U O R I !
Dopo un anno e più di dubbie apparizioni, video e "canzoni" che hanno lasciato tutti col punto interrogativo il disco del fenomeno Trucebaldazzi è finalmente disponibile in freedownload.
Dico solo scaricatelo, io lo sto facendo e a priori credo che ci farò un cd, lo metterò in macchina e andrò a farci un picnic, a cui siete invitati tutti. A dopo l'ascolto, ci vediamo carichi di ODIO. Portate le teste delle maestre che vi hanno traumatizzato di più che se no da mangiare non c'è niente.



martedì 13 settembre 2011

He Has Been Somebody.


Dopo il primo post così pregno, meditato e in linea di massima contento, mi trovo nello stesso giorno a pubblicarne un altro, scarno e improvviso come la notizia che mi è arrivata e dai toni per ovvie ragioni molto meno allegri, a cui poco io stesso voglio credere. DJ Mehdi, giovane e talentuoso produttore elettronico/hip-hop francese è morto per cause accidentali. La notizia è stata data da Phunkster, il cui direttore sostiene il giovane si trovasse su un soppalco con altri amici, rimasti solo feriti, durante la festa di compleanno del collega Riton.
Mehdi dopo aver pubblicato una serie di bellissimi album (di cui l'ultimo su Ed Banger) in cui mixava tendenze old school electro breakbeat ed hip hop era al lavoro proprio con Riton sul progetto Carte Blanche, decisamente piu heavy delle sue produzioni soliste, che con solo un ep alle spalle aveva ancora molto da dire.

Allego come saluto il suo pezzo più famoso e forse il più catchy, I Am Somebody"Enjoy".
R.I.P. Mehdi

Blow your Headphones 1 - Rough Trading


Ebbene, eccoci qua.
Abbiamo aperto sto' blog per metterci dentro un po' tutto quello che ci pare, quello che rischiamo di scordarci quando l'amata Mary Jane avrà corroso tutte le nostre sinapsi. L'abbiamo aperto e poi l'abbiamo lasciato là, i ladri non ci sono entrati perchè avevamo alla fine solo “pittato le pareti” e nel frattempo noi ci siamo presi una pausa di riflessione per decidere come arredarla. Fortuna vuole che sta’ pausa è stata costituita principalmente da un viaggio londinese che ci ha rapiti e ci ha dato l'opportunità di scegliere mobili molto ben curati. Per quel che mi riguarda i miei mobili sono principalmente costrutti musicali, ho avuto la possibilità di vedere posti in cui la musica che mi piace non è apannaggio solo della rete e di un manipolo di nerds col subwoofer che combattono contro Danza Kuduro , e di fronte a una realtà del genere non ho saputo tenere le Pokèball sotto controllo e ho guadagnato quattro belle medaglie.
Let's check'em all!

- 1 Skream - Exothermic Reaction / Future Funkizm

Primo per ovvie ragioni, primo per l'effettivo primato che mr Skream riveste nell'evoluzione di quella che è la musica elettronica di oggi, partito dalle produzioni in casa con l’amico Benga (altro personaggio cruciale del genere) passato per l’ormai classico Midnight Request Line (credo fosse il 2006) e ora alle prese con questa doppietta caldissima sparata dall'etichetta degli amici Instra:mental e DBridge.
Togliendo il coperchio troviamo Exothermic Reaction, un bel calderone di catrame scuro, echi urbani e frustate che conciliano il movimento ondeggiante, un incalzare continuo e persistente di bassi robotici e oscillanti e alternanze di casse in quattro che, sommate a linee melodiche orientaleggianti e ipnotiche fanno stringere i denti e addormentare i muscoli della faccia mentre il corpo continua ad sfogarsi sulla massa densa e grumosa proveniente dal pestatissimo halfstep.La Bside presenta un'apertura di synth estatica dalla quale emerge subito la fortissima matrice ritmica del secondo pezzo: Future Funkizm calvalca l'onda del nuovo electro/funk/ step di maestri come Joker e Mensah infondendo alle sue battute lente e riverberatissime fantastici riff intrecciati di sintetizzatori caldi, lasciandoti rilassare dopo la franata della Aside. Ma senza lasciarsi ingannare anche questo pezzo è ballabilissimo, con il sorriso estatico e i formicolii lungo tutta la schiena e le gambe, fino a un finale sfumato che ti sveglia senza buttarti giù dal letto.






- 2 Jamie XX - Far Nearer / Beat For

Chi negli ultimi due anni non si è fatto travolgere dal fenomeno XX? Il combo inglese che con le sue intuizioni ha creato un pop altamente emotivo basandosi su un esagerato minimalismo e su una paletta sonora ricalcata dai nuovi suoni provenienti dalla metropoli, anticipando tendenze come quelle dell'album di James Blake, che ha riportato questo neo dub da club alla cameretta dopo una serie sfavillante di uscite che hanno incredibilmente appassionato ascoltatori e critica e fatto venire la lacrimuccia a tutti i clubbers intenti a sculettare sulle piste. A questo punto la parabola degli XX sembra apparire decisamente inversa. Che si stessero lasciando sedurre da ritmi un po’ festaioli era deducibile dal remix "di gruppo" fatto per il pezzo You've Got the Love di uno degli altri gruppi in vista dell'indie più mainstream dell'ultimo annetto e mezzo, i Florence and the Machine. E che dei tre il piu attento ai movimenti dance e “tamarri” fosse Jamie (addetto alle "macchine" nella band) era capibile dai remixes fatti in solitaria per l'altra stellina UK Adele (Rolling in the Deep) e nell'operazione We're New Here, che ha portato il giovane producer a confrontarsi col mostro sacro Gil Scott Heron remixando interamente il suo ultimo lavoro I'm New Here. Il primo è un pezzo UK Funky frammentato e unto, degno di apparire su etichette indipendenti di rilievo come Ramp o Night Slugs, il secondo un lungo album che adatta la cupa voce di Heron ai nuovi suoni metropolitani, ricavandone un nuovo spaccato romanticamente cupo che ricalca ed emula, senza raggiungere, la quantità e pienezza di sfaccettature del primo - seminale - album del -seminale - duo Kode 9 and the Spaceape.
E dopo tutto questo? dopo tutto questo il giovane Jamie è finalmente approdato alle prima produzione totalmente dedicata a lui. Il doppio Beat For / Far Nearer è un piccolo capolavoro, in entrambi i pezzi mescola frammenti vocali umidissimi (sembra davvero di esser sott'acqua) a batterie dinamiche ed estremamente ben congegnate per colpa delle quali è molto difficile stare fermi, il tutto accompagnato da una quantità di stacchi pregevoli, che fanno salire lievemente la delicata tensione costruita dalle linee melodiche che finalmente il ragazzo sfodera, dopo essersi concentrato maggiormente in passato sul suono e sull'atmosfera generale.
Indicativo che sia stato pubblicato da NUMBERS, etichetta che insieme alle sovracitate Night Slugs e Ramp sta creando una nuova faccia più divertita, smaltata ed accattivante al dado UK Bass (basta vedere la cura nella presentazione del prodotto) una via di mezzo tra labels che proseguono verso vie legate a un electro un po piu "intelligente", seppur allo stesso modo capaci di far shakerare i fianchi (come la Tectonic di Pinch o la Hyperdub di Kode9) e quelle come Circus e Play Me 2 che profetizzano un electrostep totally raving e senza testa, puramente adrenalinico e hardcore .

- 3 Taz - Gold Tooth Grin

Terzo disco del lotto è questo tre tracce del giovane Taz, in passato accompagnato dal "cognome" Buckfaster, che si adattava di più al suo vecchio alter ego tutto brusche frammentazioni ragga, e violente unghiate di wobble basses.
In questa nuova veste sempre su NUMBERS il giovane si concentra su un nuovo ventaglio di suoni e nuovi ritmi. Come lascia presagire il titolo (e il fantastico artwork di Konx Om-Pax, membro del collettivo di Glasgow LuckyMe, fondamentale per lo sviluppo di tutta una serie di nuove tendenze nella musica da pista in Inghilterra e dintorni) la title track è un lentissimo riddim in pieno stile Southern rap, in cui la cassa non trascina la schiena ma butta la testa giù, lasciandola risollevare a melodie codeinicamente iniettate che rendono questo pezzo una gemma del genere, sul quale tra un'apertura di synth e l'altra non ci si sorprenderebbe di trovare la rappata di un Lil Wayne. Sull’altro lato Taz dosa un po’ del suo vecchio cipiglio e sfodera due tracce spezzate e aggressive, spaccone e ipnotiche. Robogrime si muove sinuosamente su territori dubstep ondeggianti e pressurizzati, Strike First si impone come una banger da dancefloor, o da moshpit, come il titolo consiglia e come l’incalzante frammentazione ( con stacchi in cassa industriale!) continua a confermare. Ovviamente costanti rimangono i synth sfavillanti che coprono le vostre nocche di cazzottiere diamantate e un basso techy/electro old school che anche su questi pezzi dall’incedere lento e mastodonticamente fiero non ti lascia star fermo un secondo e ti obbliga a zompettare sui controtempi.

- 4 Redinho - Edge Off

Questo vinile nero lucido e sciccosissimo si presenta uscendo dal nero di fondo nella forma di una scritta metallica, rossa, calda, sembra essere stata appena battuta sotto l'incudine per essere incollata sul retro della vostra Supercar. E di questo si tratta. Redinho cavalca la sua Kit tra sintetizzatori vintage e una vena funk che strizza l'occhio a quei capelli orrendamente cotonati. La title track, presente in doppia versione (original mix e instrumental) ti fa sentire proiettato in una Testarossa tirata a lucido (funziona anche sulla mia Twingo di dieci anni fa) sulle strade della Miami notturna con accanto Eddy Murphy e dietro due ragazze che portano i caschi dei Daft Punk , carezzandoti con suoni di velluto e unghie che colano smalto da decine di dollari. Incredibile il secondo pezzo, Slap, che come il nome lascia intuire si muove attorno a un giro di basso velocissimo, californiano e sudatissimo anch'esso se pensiamo ai primi RHCP o a tanto del primo velocissimo crossover, eppure al passo coi tempi che corrono in cui si stanno facendo strada la velocità estrema e i pitch divertiti ed esagerati del Juke. Killer per i polpacci di chi ama seguire la pista in tutte le sue declinazioni anche più ostiche alla danza, accompagnato da sgommate oliose ed energetiche vocals da cheerleaders fatte di speed che un po' ti fanno ricordare il '92 e i Prodigy di Hyperspeed, Slap lascia a Redinho la possibilità di creare il suo personale ponte tra il vecchio e il nuovo, un nuovo hardcore. Simon Reynolds con la sua teoria del continuum sarebbe fiero di lui. Assimilato l'alfabeto Red si lancia nella stesura di altre due killer tunes, spostandosi dalla parte dell'oceano su cui ci troviamo e incollando i suoi suoni lucidi e lussuriosi su un tappeto dancehall disco in Power Look, lasciandoti ballare come un cowboy che fiuta l'agnello grasso, e in seguito lascia che la sua supercar si riveli un transformer e assuma le forme di Whips, il pezzo più bassamente ortodosso del disco, in cui gli pneumatici, come camere d'aria, caricano botte di metallo stridente e aghi di vetro, fomentate da motori ruggenti, anch'essi che ti lasciano il desiderio di salire sulla prima decapottabile lurida che trovi in strada e lanciarti alla ricerca dell'autolavaggio dove fare un favore al proprietario e farla lavare dalle ragazze con le bocce più grosse della contea. Con le bocce più grosse della contea.