Owk, è che sono ossessionata dalla Russia.
venerdì 9 dicembre 2011
giovedì 8 dicembre 2011
lunedì 21 novembre 2011
domenica 20 novembre 2011
E alla batteria...
Da oggi c'è un nuovo autore, qui a/in/per Cowablog. Se prima non la si finiva più di metterci roba, pensa ora. Si chiama Sara. Le piace disegnare, fare le torte e praticare il voyeurismo. Di' ciao, Sara. Per ora c'ha fatto lo sfondo con le budella, che non passano mai di moda e fanno pendant con l'intestazione della data. Grazie, Sara.
Nell'immagine non sapevo che metterci, quindi ho scelto la pizza, che tanto piace a tutti.
giovedì 10 novembre 2011
Anche Giuda avrà avuto le sue buone ragioni
Qualche tempo fa si è stati a Londra. Bella, Londra.
Da una parte della strada fast food che molto sobriamente scelgono nomi sottili come EAT., belli maiuscoli e col punto alla fine, dall'altra spettacoli e musical che ti sembra Broadway. Ci sono quelli famosi e quelli un po' meno, quelli che vengono dai film e quelli che il film ce l'hanno fatto poi. Un po' di tutto, ma tutti con la locandina piena di quelle super-recenzioni e dei pareri estasiati dei critici e di un sacco di stelle manco San Lorenzo, tipo "It's the very very finest stupendolous spettacolous in the history of the magic in theatre! ☆☆☆☆" o "Your eyes cannot resist to this strabilliantis incrediboul miracle of music! ☆☆☆☆☆". Cose così. C'è Billy Elliot, Sister Act, Batman, Priscilla la Regina del Deserto, uno con un'improbabile Shrek e quello che omaggia i Queen, con la statua ganza di Mercury fuori. Se cerchi bene magari trovi anche quello dei Pokémon e di Schindler's List. Ma ce n'è uno in particolare che ha catturato l'attenzione.
Si chiama Wicked.
Si chiama Wicked.
Sarà che ci passavamo continuamente davanti per tornare in ostello. O sarà che lo sguardo era attirato dalla predominanza del colore verde su porte, manifesti, insegne, tappeti, nastri, cornicioni, lampade, cordoni, maniglie e tombini. Più probabilmente, sarà che aveva a che fare con Il Mago di Oz. A me Il Mago di Oz piace tanto. Il libro, il film. Dai pochi indizi presenti sulle locandine si capisce poco della trama, il musical sembra un prequel delle vicende riguardanti Dorothy incentrato sull'adolescenza e sul rapporto tra la Perfida Strega dell'Ovest e Glinda, quella buona, del nord, che nel film sembra essere sotto gli effetti dell'LSD. La curiosità si accende comunque, ma vedere lo spettacolo è escluso. Un po' perché il soggiorno è breve, un po' perché le priorità sono altre, un po' perché il biglietto costa tanto, un po' perché il resto del gruppo dice che i musical sono le cose dei gay. Sarà per la prossima.
A me però il concetto continua ad interessare e una volta a casa mi informo un po'. Il tutto è tratto da un libro, qui in Italia tradotto col nome Strega. Leggendolo viene fuori che è un prequel de Il Mago di Oz che proprio prequel non è. Cioè. Si, che viene trattato il periodo antecedente alla venuta di Dorothy, però quello raccontato è un universo parallelo a quello classico. O meglio, è diverso il punto di vista con cui viene raccontato, l'universo classico. Qui si parla della nascita e della crescita della Perfida Strega dell'Ovest, che magari poi così perfida non era.
Il senso del libro è questo, un divertente cambio di prospettiva. Il Mago di Oz, come lo conosciamo noi, è sbagliato. Ce l'hanno raccontato male, c'hanno ingannati, non guardavamo nella lente giusta. Tutta propaganda. Il buon Mago, nascosto nella Città degli Smeraldi, è in realtà un despota, un tiranno con manie di conquista a comando della sua milizia segreta, un'orwelliana gestapo. Glinda, la Strega buona, è una sprovveduta, l'ingenua amica del cuore che farà le scelte sbagliate. E Elfaba, la Strega cattiva, strega per caso, non è che una ribelle, pronta a combattere il regime del Mago. Se desidera le scarpette magiche appartenute alla sorella defunta, se tutta Oz la disprezza e se Dorothy viene inviata a toglierla di mezzo, un motivo che va oltre la semplice perfidia c'è. Tutto è sotto la nuova luce. Come dire che Sauron ha solamente, in maniera del tutto lecita, cercato di riprendersi una proprietà che ingiustamente gli era stata sottratta.
Di accenni al mondo di Oz ce ne sono. Sia dal libro (o dalla serie di libri in generale) che dal film. Anzi, spesso a cavallo tra i due, come per le scarpette magiche dall'indecifrabile riflesso, diviso tra il bianco e il rosso. E poi riferimenti ad apparecchi tik tok, alle calze a righe della Perfida Strega dell'Est, all'origine degli oggetti animati (come può esserlo uno Spaventapasseri) e ad un cucciolo di Leone, che fa da cavia per un esperimento, terrorizzato e tremante.
C'è anche da dire che pur essendo legato ad una favola, il libro assume un tono più maturo ed esplicito del previsto. Violenza, morte e sesso spiegati nei particolari. Ad un certo punto si assiste ad un'orgia dove una Tigre parlante monta un ragazzino legato (che, inspiegabilmente, rimarrà traumatizzato a vita) mentre infila la testa tra le gambe di una donna. True story.
In genere, il libro è comunque interessante, nel suo tentativo di rovesciare la medaglia. Ma se non vi piace troppo il classico originale, magari c'è da pensarci. Anche perché è troppo lungo di quel centinaio di pagine, sparse qua e là. E poi, tanto, sembra che tra un po' ci faranno anche il film. Magari in 3D.
A me però il concetto continua ad interessare e una volta a casa mi informo un po'. Il tutto è tratto da un libro, qui in Italia tradotto col nome Strega. Leggendolo viene fuori che è un prequel de Il Mago di Oz che proprio prequel non è. Cioè. Si, che viene trattato il periodo antecedente alla venuta di Dorothy, però quello raccontato è un universo parallelo a quello classico. O meglio, è diverso il punto di vista con cui viene raccontato, l'universo classico. Qui si parla della nascita e della crescita della Perfida Strega dell'Ovest, che magari poi così perfida non era.
Il senso del libro è questo, un divertente cambio di prospettiva. Il Mago di Oz, come lo conosciamo noi, è sbagliato. Ce l'hanno raccontato male, c'hanno ingannati, non guardavamo nella lente giusta. Tutta propaganda. Il buon Mago, nascosto nella Città degli Smeraldi, è in realtà un despota, un tiranno con manie di conquista a comando della sua milizia segreta, un'orwelliana gestapo. Glinda, la Strega buona, è una sprovveduta, l'ingenua amica del cuore che farà le scelte sbagliate. E Elfaba, la Strega cattiva, strega per caso, non è che una ribelle, pronta a combattere il regime del Mago. Se desidera le scarpette magiche appartenute alla sorella defunta, se tutta Oz la disprezza e se Dorothy viene inviata a toglierla di mezzo, un motivo che va oltre la semplice perfidia c'è. Tutto è sotto la nuova luce. Come dire che Sauron ha solamente, in maniera del tutto lecita, cercato di riprendersi una proprietà che ingiustamente gli era stata sottratta.
Di accenni al mondo di Oz ce ne sono. Sia dal libro (o dalla serie di libri in generale) che dal film. Anzi, spesso a cavallo tra i due, come per le scarpette magiche dall'indecifrabile riflesso, diviso tra il bianco e il rosso. E poi riferimenti ad apparecchi tik tok, alle calze a righe della Perfida Strega dell'Est, all'origine degli oggetti animati (come può esserlo uno Spaventapasseri) e ad un cucciolo di Leone, che fa da cavia per un esperimento, terrorizzato e tremante.
C'è anche da dire che pur essendo legato ad una favola, il libro assume un tono più maturo ed esplicito del previsto. Violenza, morte e sesso spiegati nei particolari. Ad un certo punto si assiste ad un'orgia dove una Tigre parlante monta un ragazzino legato (che, inspiegabilmente, rimarrà traumatizzato a vita) mentre infila la testa tra le gambe di una donna. True story.
In genere, il libro è comunque interessante, nel suo tentativo di rovesciare la medaglia. Ma se non vi piace troppo il classico originale, magari c'è da pensarci. Anche perché è troppo lungo di quel centinaio di pagine, sparse qua e là. E poi, tanto, sembra che tra un po' ci faranno anche il film. Magari in 3D.
venerdì 4 novembre 2011
Rockstar Does It Better
Quest'azienda si può definire una vera e propria famiglia, composta da tanti figliocci sparsi per il mondo che fanno capo ad un padre di nome Take Two Interactive, dal pennellone molto lungo. Per citare il titolo più rappresentativo di questa casata, fra i tanti, a tutti viene in mente Grand Theft Auto, ma per me sono molto altro.
Qualcuno si può chiedere (ma forse anche no): "Perché hai scelto questa casa di produzione, fra le tante?". L'ho fatto perchè la Rockstar è un crogiuolo di cervelli deviati e geniali allo stesso tempo. La loro storia è fatta di giochi che hanno dato continui schiaffi in faccia a chiunque, nella concorrenza, per tanti motivi: grafica, giocabilità, libertà d'azione, inventiva, violenza, l'uso di uomini-divinità, peni di gomma e distruzione. Sono ormai quasi 20 anni e passa di onorata carriera, nella quale ci sono state date poche delusioni. Perché, è inutile, loro sono sempre troppo avanti per chiunque.
Non scorderò mai personaggi come Tommy Vercetti, Carl Johnson, Max Payne, John Marston e Danny. La loro caratterizzazione spettacolare e indimenticabile, le frasi storiche uscite da quelle bocche fatte di pixel, il loro modo d'essere e di atteggiarsi. Lo ammetto, mi sto per commuovere. Come poter dimenticare il bonus che veniva dato in GTA II se si investiva con la macchina una serie di sosia di Elvis, Massimo Dolore e i suoi incubi (tralasciando lo slow motion nelle scene d'azione), il finale di Red Dead Redemption... Insomma, troppa e troppa roba da dire in un solo post. Se ne vanno intere giornate a giocare ai loro videogiochi, parlarne è peggio.
E poi c'è l'ultima furbata. In questi mesi nelle nostre case arriveranno un bel paio di giochini firmati Rockstar: Max Payne 3 e L.A. Noire per PC. Con i soldi che ci faranno potrebbero passare 8 mesi a guardare il cielo e le stelle, se volessero. Invece no. Questi figli di mamma bella hanno pensato di gettare un'altra bomba, meno di un mese fa, annunciando la produzione di GTA V. E nello scompiglio generale di chi non se lo aspettava, che non ha avuto manco il tempo di spiegarsi come e perché, nel giro di poche settimane hanno fatto uscire il trailer, che ha già diviso i fans in 2 fazioni. Questo sta ad indicare come 'sti stronzi ci vogliono bene e sanno come guadagnare, sorprendendo sempre tutto e tutti.
Che dire, io mi fido ciecamente e lo farò finchè morti non ci separi. Intanto, vado a completare le missioni secondarie di Red Dead Redemption.
giovedì 3 novembre 2011
Dinamismo statico, ovvero: Le Avventure di Tintin - Il Segreto dell'Unicorno
Amo Tintin.
Amo la sua ligne claire. Amo il modo in cui certe vignette blocchino l'attimo e lo tengano sospeso così, fluttuante, statico. Amo la sua spontaneità e, in certi punti, l'ingenua mancanza di correttezza politica degli anni '30. Tipo alcuni stereotipi razziali fatti in buona fede, tant'è che negli anni a seguire Hergé, l'autore, ridisegnerà alcune pagine. O tipo quando, per potersi avvicinare di soppiatto ad una scimmia, Tintin spara ad un secondo primate, scuoia la carcassa e ne indossa la pelle come un costume. L'arte del camuffamento.
Insomma mi ci hanno fatto anche il film, su Tintin, e devo dire che la preoccupazione c'era. Il Signor Spielberg è sempre il Signor Spielberg, è vero, ma qualche colpo comincia a perderlo anche lui. Catturare l'essenza di un fumetto così particolare non è cosa facile. La trasposizione dei lineamenti di Tintin non mi convinceva e l'uso dell'animazione digitale mi lasciava perplesso. Mi chiedevo se non fossero più adatte tecniche come la stop motion o perlomeno il live action, anche se entrambe sono già state utilizzate in passato per precedenti versioni cinematografiche. E invece bei cazzi, il film è stupendo.
Il fatto che dietro ci sia tanta bella gente, tra cui Peter Jackson alla produzione e John Williams alle musiche, tanti soldoni spesi e Il Signor Spielberg che fa il Signor Spielberg, paga. Scritto bene, diretto bene, l'azione è bella, ma più di tutto, c'è il sapore di Tintin.
Ovviamente il film è pensato anche, probabilmente principalmente, per chi con il fumetto non ha avuto nulla a che fare. I personaggi sono accuratamente introdotti e nulla viene dato per scontato, così che l'intero pubblico possa godersi a pieno il prodotto. Ma se invece conoscete e apprezzate il fumetto (o i cartoni che ne derivarono), l'orgasmo è a portata di mano. La fedeltà allo spirito dell'opera prima e ai suoi tratti narrativi è totale.
L'utilizzo di una specifica avventura delle tante pubblicate in volumi (integrata con altre due), piuttosto che scriverne una nuova, è un buon punto di partenza. Ma nel corso della storia spuntano riferimenti, oggetti, personaggi secondari ed elementi distintivi che rimandano all'intera gamma di episodi. Roba sottile, sussurrata. Ritagli di articoli di giornale e foto incorniciati in camera di Tintin, un vaso su una mensola, un marchio su una cassa. Le fughe, gli inseguimenti. Le botte alle spalle, le scazzottate. Le prigionie, le impasse. I salvataggi da parte di Milù. L'aereo giallo. Tutti hanno la pistola ma nessuno, tranne una vittima chiave, si becca il colpo. I viaggi a più tappe per il mondo. Il cliffhanger finale. Controluce, il ciuffo di Tintin rivela tre punte. Le gaffe di Dupond e Dupont, che magari a vederle su schermo sono un po' grossolane, su carta ci sono tutte. Anzi, spessissimo il fumetto costituisce già lo storyboard per delle scene, come già è stato per Sin City e Watchmen. Intere sequenze sono state ricostruite fedelmente, vignetta su vignetta.
Poi, un cameo di un Hergé ritrattista nelle prime scene, scritto in un modo così delizioso che sorridi per 5 minuti. A proposito di Hergé, il suo tratto lo si vede, nei personaggi. Occhietti e nasoni, come faceva lui.
Quindi, bravi.
La scelta grafica si rivela il ponte perfetto ed equilibrato tra pagina e schermo. E che grafica. La polvere, l'acqua, certi primi piani che sono secondi solo alla Pixar rendono il complesso ancora più prezioso. I titoli di testa ti fanno già leccare le labbra. Fa niente che il Liocorno del titolo sia diventato Unicorno, non importa che il doppiaggio sia spesso imbarazzante (Dupond e Dupont su tutti) e si passa sopra anche sul 3D, impercepibile e beffardo come quasi sempre, tranne per qualche rara scena. 3D, che tu possa bruciare all'inferno.
Le Avventure di Tintin è un filmone, che voi amiate il fumetto o meno. E se il film non vi è piaciuto, allora non vi piace Tintin, in generale e assoluto. Perché sulla trasposizione non c'è nulla da dire.
E ti dirò di più: non c'è nulla da dire.
Ovviamente il film è pensato anche, probabilmente principalmente, per chi con il fumetto non ha avuto nulla a che fare. I personaggi sono accuratamente introdotti e nulla viene dato per scontato, così che l'intero pubblico possa godersi a pieno il prodotto. Ma se invece conoscete e apprezzate il fumetto (o i cartoni che ne derivarono), l'orgasmo è a portata di mano. La fedeltà allo spirito dell'opera prima e ai suoi tratti narrativi è totale.
L'utilizzo di una specifica avventura delle tante pubblicate in volumi (integrata con altre due), piuttosto che scriverne una nuova, è un buon punto di partenza. Ma nel corso della storia spuntano riferimenti, oggetti, personaggi secondari ed elementi distintivi che rimandano all'intera gamma di episodi. Roba sottile, sussurrata. Ritagli di articoli di giornale e foto incorniciati in camera di Tintin, un vaso su una mensola, un marchio su una cassa. Le fughe, gli inseguimenti. Le botte alle spalle, le scazzottate. Le prigionie, le impasse. I salvataggi da parte di Milù. L'aereo giallo. Tutti hanno la pistola ma nessuno, tranne una vittima chiave, si becca il colpo. I viaggi a più tappe per il mondo. Il cliffhanger finale. Controluce, il ciuffo di Tintin rivela tre punte. Le gaffe di Dupond e Dupont, che magari a vederle su schermo sono un po' grossolane, su carta ci sono tutte. Anzi, spessissimo il fumetto costituisce già lo storyboard per delle scene, come già è stato per Sin City e Watchmen. Intere sequenze sono state ricostruite fedelmente, vignetta su vignetta.
Poi, un cameo di un Hergé ritrattista nelle prime scene, scritto in un modo così delizioso che sorridi per 5 minuti. A proposito di Hergé, il suo tratto lo si vede, nei personaggi. Occhietti e nasoni, come faceva lui.
Quindi, bravi.
La scelta grafica si rivela il ponte perfetto ed equilibrato tra pagina e schermo. E che grafica. La polvere, l'acqua, certi primi piani che sono secondi solo alla Pixar rendono il complesso ancora più prezioso. I titoli di testa ti fanno già leccare le labbra. Fa niente che il Liocorno del titolo sia diventato Unicorno, non importa che il doppiaggio sia spesso imbarazzante (Dupond e Dupont su tutti) e si passa sopra anche sul 3D, impercepibile e beffardo come quasi sempre, tranne per qualche rara scena. 3D, che tu possa bruciare all'inferno.
Le Avventure di Tintin è un filmone, che voi amiate il fumetto o meno. E se il film non vi è piaciuto, allora non vi piace Tintin, in generale e assoluto. Perché sulla trasposizione non c'è nulla da dire.
E ti dirò di più: non c'è nulla da dire.
mercoledì 2 novembre 2011
Dubbi, teorie e videotape
Mi è capitato di guardare la versione originale, quella giappu, di The Ring. Seguono alcune note mentali, molte delle quali già affiorate al tempo del remake americano, che hanno accompagnato la visione.
- Che succederebbe se allo scadere dei 7 giorni la vittima si trovasse in un luogo senza televisione? Samara arriverebbe comunque? In che modo? Opterebbe per un teletrasporto alla Star Trek?
- Che succederebbe se allo scadere dei 7 giorni la vittima si trovasse in compagnia di persone che non hanno visto il video? Samara arriverebbe comunque? Gli altri sarebbero capaci di vederla? Verrebbero maledetti a loro volta? In realtà non hanno visto il video vero e proprio, la manifestazione dello spettro non dovrebbe contare. E se di gente ce ne fosse tanta? Diciamo che la vittima ha organizzato una festa. Samara cercherebbe di farsi strada tra tutti chiedendo 'permesso'?
- Che succederebbe se si vedesse solo una parte del video? La maledizione varrebbe comunque? Non sarebbe un po' come barare?
- Che succederebbe se allo scadere dei 7 giorni la vittima si trovasse in compagnia di persone che non hanno visto il video? Samara arriverebbe comunque? Gli altri sarebbero capaci di vederla? Verrebbero maledetti a loro volta? In realtà non hanno visto il video vero e proprio, la manifestazione dello spettro non dovrebbe contare. E se di gente ce ne fosse tanta? Diciamo che la vittima ha organizzato una festa. Samara cercherebbe di farsi strada tra tutti chiedendo 'permesso'?
- Che succederebbe se si vedesse solo una parte del video? La maledizione varrebbe comunque? Non sarebbe un po' come barare?
- Che succederebbe se, dopo aver visto il video, non ci fossero telefoni nei dintorni? La maledizione come verrebbe lanciata? Senza la chiamata premonitrice, varrebbe lo stesso? O sarebbe implicita? Ancora, non sarebbe un po' come barare?
- Che succederebbe se si sfondasse lo schermo della tv nel momento in cui la bambina ne sta uscendo? Intendo proprio dire quando è a metà strada, un po' fuori e un po' dentro. Resterebbe materializzato solo il torso? Rimarrebbe mutilata? Si potrebbe battere così?
- Che succederebbe se più persone avessero visto la videocassetta nello stesso momento, insieme, e allo scadere dei 7 giorni si trovassero in luoghi diversi? Samara ha il dono dell'ubiquità? Si materializzerebbe contemporaneamente in più posti? O scalerebbe le esecuzioni? Ha un'agenda per questo genere di cose?
- Che succederebbe se l'unico schermo nei dintorni con cui apparire fosse quello di un cellulare? Samara lo utilizzerebbe comunque? Uscirebbe in versione ridotta? Questo farebbe calare il suo potenziale omicida, o quanto meno la capacità di incutere terrore?
- Che succederebbe se la videocassetta maledetta fosse riversata su dvd? La maledizione varrebbe comunque? Ci sarebbero cose come la selezione scene o un dietro le quinte? E se fosse messa in streaming?
- Che succederebbe se dopo aver duplicato la cassetta per salvarsi la vita si distruggessero entrambe le copie? Magari lasciando passare un ragionevole lasso di tempo. Tecnicamente questo non dovrebbe implicare una nuova maledizione, si potrebbe finalmente ottenere una vittoria.
martedì 1 novembre 2011
Click e plastilina
Credo sia il caso di spendere due parole sul Cowadoodle di ieri.
Perché mentre Google il 31 di Ottobre si butta su una cosa come Halloween, che non devi stare a spiegarla, qui invece ce ne usciamo con un videogioco di nicchia vecchio 15 anni. E magari, ecco, non proprio tutti ne sanno qualcosa.
The Neverhood è un avventura punta e clicca per PC uscita nel 1996. Ne rimasi innamorato all'età di 7 anni, dopo averci giocato un po' a casa di mia zia. Cara zia, cosa mi hai dato. Da allora è rimasto il mio videogioco preferito. Parliamo proprio di affetto, qui, eh.
Ad affascinarmi tanto, e magari dal Cowadoodle traspariva anche un po', il fatto che ogni ambiente, oggetto e personaggio fosse fatto di plastilina. Ero al mio primo approccio con la claymation. Con ogni probabilità, questo è il motivo principale a cui ricondurre la mia totale ammirazione per la stop motion.
La storia narra le vicende dell'omino d'argilla Klaymen. Bisogna salvare il re del mondo pongoso dal traditore di corte. Roba semplice, è in inglese ma non si parla tanto, si va più per facce e gesti. Quanto basta per riuscire a tenere il filo anche da bambino. Meno male.
Si procede tra stanze piene di rompicapi, si risolvono enigmi, si collezionano oggetti, si mettono insieme pezzi. Il tutto è accompagnato da una bellissima colonna sonora e cutscene animate come questa, che almeno un po' ti fanno ridere.
Si procede tra stanze piene di rompicapi, si risolvono enigmi, si collezionano oggetti, si mettono insieme pezzi. Il tutto è accompagnato da una bellissima colonna sonora e cutscene animate come questa, che almeno un po' ti fanno ridere.
Fu un flop. Sul mercato si affacciava, con nuove console e giochi, l'innovazione della tridimensionalità. Quella roba piatta e lenta non tirava mica più tanto, insomma. Il gioco è comunque diventato un cult tra gli intenditori, ma l'insuccesso con il grande pubblico tagliò le gambe al gruppo di programmatori, negando eventuali nuovi prodotti o possibili seguiti, escluso un platform per Playstation. Peccato.
Fino a poco tempo fa mi capitava ancora di togliere la polvere dal disco e rigiocarci almeno una volta l'anno. Passando ad un Mac non è più stato possibile, ahimè; sembra però che in futuro possa essere distribuita una versione del gioco per dispositivi tablet. Chissà, io le dita le ho incrociate. Se vi capitasse per le mani, sappiate che vale.
Ah, poi, non so quanto possa fare testo, ma il protagonista cammina così.
Ah, poi, non so quanto possa fare testo, ma il protagonista cammina così.
lunedì 31 ottobre 2011
Thanks God it's Saturday
C'è da dire che fino ad adesso non è stato proprio un fiume in piena. L'intenzione c'era, i post un po' meno, sul pubblico stendiamo un velo pietoso. E se già prima si sfiorava il minimo sindacale, adesso sarà peggio.
Tutto questo perché ci si affaccia sul mondo del lavoro, si diventa grandi e così via. Sto pensando di farmi crescere i baffi e cominciare a fumare la pipa. Ma il succo del discorso è che il tempo da dedicare al blog scarseggerà ulteriormente. Si farà quel che si potrà, probabilmente nei week-end. Ed è l'ennesima giustificazione, lo so, manco fossimo alle medie, però sappiate, voi aficionados che ancora vi affacciate su queste spoglie pagine, che noi continueremo a crederci, finché ci riesce.
Credeteci anche voi.
Tutti voi.
Tutti e tre.
Tutto questo perché ci si affaccia sul mondo del lavoro, si diventa grandi e così via. Sto pensando di farmi crescere i baffi e cominciare a fumare la pipa. Ma il succo del discorso è che il tempo da dedicare al blog scarseggerà ulteriormente. Si farà quel che si potrà, probabilmente nei week-end. Ed è l'ennesima giustificazione, lo so, manco fossimo alle medie, però sappiate, voi aficionados che ancora vi affacciate su queste spoglie pagine, che noi continueremo a crederci, finché ci riesce.
Credeteci anche voi.
Tutti voi.
Tutti e tre.
giovedì 20 ottobre 2011
Aliens & Cowboys, ovvero: Cowboys & Aliens
Cowboys & Aliens è un film che parla di cowboy e alieni. Sorpresa.
Adattamento di una graphic novel, si rifà, come è giusto che sia, a tutto l'immaginario stereotipato dei generi. Navicelle spaziali invadono il pianeta & polverosi pistoleri che sputano per terra lo difendono. E in tutto questo c'è Daniel Craig, con la solita paralisi facciale che per una volta forse non dispiace neanche tanto, a fare il ganzo che ha perso la memoria e si ritrova al braccio un congegno super-ultra-sofisticato-spara-laser. Chissà come, chissà perché. La risposta alle domande, come si vedrà, è bella fiacca.
Ricapitoliamo. Abbiamo i cowboy. E abbiamo gli alieni. Quanto basta a catturare l'attenzione, insomma. Ma il punto è, vedete, che c'è anche Harrison Ford. Harrison Ford vecchiarello ma che ha ancora il colpo in canna; Harrison Ford che fa il duro, il bastardo cinico che però in fondo, alla fine dico, si scopre essere una persona d'onore; Harrison Ford strafottente che fa lo sguardo con un occhio più spalancato dell'altro e ancora gli viene bene. Insomma, cazzo, se non vale questo il biglietto... Hua! Ò_o
Nel film è meglio, giuro.
Insomma, se lo prendete per quello che è, e se magari avete il poster di Han Solo o Rick Deckard in camera, il film non dispiace, intrattiene. Gli alieni non sono male e Olivia Wilde è gnocca. In più, cosa che con piacere ho scoperto solo in sala, nel cast ci sono anche Paul Dano e Sam Rockwell.
Però, davvero, poche pretese. Perché ce ne sono di mancanze, di roba a cui non viene data nessuna spiegazione, di cliché. E va bene che il film si basa su archetipi, però negli ultimi 30 minuti parte il festival della prevedibilità. Roba che ti diverti a fare gomitino-gomitino a quello della poltrona a fianco, anche se non lo conosci, e a dirgli "Eh, ora succede questo" o "Oh, questo qua fino alla fine riuscirà a fare quella cosa lì" e "Eh, oh, eh, che ti dicevo? Oh, visto?". E quello poi cambia posto, anche se è la tua ragazza.
E poi più alieni, dai. Ci sarà una presenza in pellicola del 20% per gli alieni contro un 70% per i cowboy. 10% cavalli. Che manco c'è un vero scontro tra le categorie, a dirla tutta. Quel & nel titolo al posto di Vs. è una promessa. È più un ganzo con congegno super-ultra-sofisticato-spara-laser contro alieni, o indiani contro alieni. D'altronde, navicelle spaziali contro prese al lazo non fa un figurone.
In ogni caso, uno sguardo mentre si è stravaccati sul divano lo si dà volentieri. E i mash-up fumettosi tra generi pulp stuzzicano sempre.
Adesso aspetto Vampiri & Dinosauri o Zombie & Postini.
venerdì 14 ottobre 2011
Lo chiamavano Skynet
No, volevo solo dire, ecco, che questo bel passone in avanti verso il futuro, Siri che ti riconosce la voce e tu ci parli e lui/lei capisce e ti fa le cose, a me un po' dà di inizio della fine, di Asimov, Matrix e T-1000, che poi c'è la presa di coscienza e ci si comincia a fare delle domande sul mio posto nel mondo e magari ci saranno anche già gli umanoidi camerieri con arti e componenti mobili capaci di impugnare oggetti contundenti o addirittura robot soldati con laser mortali che il pentagono, egoista e noncurante della messa in guardia dello scienziato buono e col sale in zucca, aveva prodotto in gran segreto per avere l'asso nella manica e che ora invece si rivoltano contro i loro creatori e tempo qualche anno l'umanità è soggiogata.
Però volevo anche dire, ecco, che tutti questi anni che ci aspettano prima della schiavitù, se riservano cose come un sistema di riconoscimento vocale e di sintassi nel cellulare, saranno anni molto fighi.
giovedì 13 ottobre 2011
Giallo démodé
Caro Matt,
finalmente trovo il coraggio di scriverti. Lo faccio per ringraziarti di tutti gli anni che mi hai regalato in compagnia de I Simpson, per dirti che hai dato a noi tutti qualcosa di meraviglioso, per riconoscere ogni tuo merito. E soprattutto, ti scrivo per fermarti.
Non è facile per me, davvero. Negli ultimi anni c'ho provato a spostare lo sguardo, a dirmi che probabilmente mi sbagliavo, a negare l'evidenza. Non è servito. Per quante volte provassi a tirare l'acqua, la verità era ancora lì che galleggiava placida.
Anche ora mi è difficile ammetterlo. Sudo, le dita scivolano sulla tastiera. Spero di non attivare inavvertitamente il caps lock. Ma sto solo procrastinando l'inevitabile. La musica ormai è partita, quindi balliamo.
I Simpson non sono più belli come prima.
Ecco. L'ho detto. E fa male.
Però siamo arrivati ad un punto di rottura. Dai, basta così. C'è poca freschezza, poco appeal, poca attualità, poche risate, poco altro da dire che non sia già stato detto. Spesso, quello che sento è imbarazzo. Adesso lascio che mia zia cambi canale. Il problema è che la serie non è più quella di una volta, o che a volte lo è troppo. Non c'è nulla di male ad accettare la vecchiaia, la famiglia ha anche quei vent'anni e più sulla groppa e si sente. Bellissimi anni, eh. Ecco, magari gli ultimi non proprio, ma non è troppo tardi per chiudere in bellezza, prima che sia troppo tardi. Guardati intorno, ci sono altri a cui fare posto. Altri più meritevoli. Ora come ora I Griffin fanno più ridere de I Simpson. I Griffin, Matt. Eddai.
Adesso non fraintendermi, però. Hai inventato un genere, sei il capostipite e probabilmente nessuno farà la Storia del cartoon demenziale come Homer. Hai fatto tanto e ti vogliamo tutti bene, qui. Ma stai andando contro un iceberg. Non ti sto chiedendo di ritirarti, chiaro. Se senti di avere ancora qualche colpo in canna, fai pure. Ma proponici qualcosa di diverso e al passo. Altrimenti, c'è sempre il golf.
E lo so, lo so che magari ormai non dipende più da te. Che ci sono sceneggiatori e produttori a prendere le decisioni vere. Che ti chiamano una volta al mese per mettere una firma e ciao. Però confido nel tuo potere paterno. Strappali via da loro e falli chiudere col botto, finché possiamo ancora preservarne il bel ricordo.
Se stai leggendo, pensaci.
So che stai leggendo, Matt.
Tuo fedelissimo,
Sergio
sabato 8 ottobre 2011
Terra mica tanto Nova
Salve a tutti (?), io sono Dario, il terzo componente di Cowablog arrivato un pochetto in ritardo, e voglio cominciare parlando di un prodotto televisivo per me discutibile e cioè il cotanto annunciato Terra Nova, dove ci sono i dinosauri nella loro epoca! Quindi niente ricreazione del loro ambiente, loro che ci vengono a mangiare nella nostra città, imprenditori con la smania di credersi Dio, e dunque le prospettive sono ottime.
Naturalmente parliamo dei primi tre episodi usciti fino ad adesso, visti di getto, ma con attenzione. Bene, posso dire che sono quasi 2 ore godibilissime, tutto scorre bene e il misto fra azione e momenti di quiete è ben gestito. Però qui non voglio dilungarmi sulla composizione di un telefilm dove nelle retrovie c'è gente che ne sa parecchio, ma voglio concentrami sui particolari, quasi ridicoli.
Detto questo torniamo sui dinosauri che per me, detto chiaro e tondo, sono stati fatti col culo (di Spielberg). Perché non posso pensare che con il budget speso per questo telefilm e con un regista che c'ha fatto un capolavoro di film sui dinosauri devo vedermeli fatti come quelli dei documentari del national SuperQuark, o anche peggio, visto che alla prima occhiata si nota la mancanza di fisicità e l'assenza del contatto con l'ambiente. Ma ok, dai, possiamo farla passare.
Ma c'è qualcos'altro, più lampante. Lo sviluppo della trama.
Per farla breve, una famiglia nel presente-futuro ha troppi cazzi e mazzi contro il governo e, per rimanere insieme, deve scappare nel passato grazie ad una frattura magico-misteriosa nello spazio-tempo (Lost). Arrivati lì c'è una giungla enorme e selvaggia (Lost) e personaggi stereotipati ad aspettarli. Ma non finisce qui, perché il figlio ribelle "vaffanculopapà" conosce altri giovani scapigliati con cui esce nella vegetazione sconosciuta, e naturalmente sono bei cazzi. Qui il figliolo viene a conoscenza del primo grosso mistero e cioè delle roccie con delle iscrizioni e delle formule strane che nessuno comprende (Lost). Varie peripezie e si salvano tutti. Dimenticavo che ci sono anche gli "Altri" di Lost, cioè gente vestita con stracci distaccata dal gruppone originario e che fa la parte dei cattivoni. Forse.
Ora non voglio sembrare troppo banale ma è da un po' che in America presentano le nuove serie tv a tema fantascientifico come i nuovi Lost, e mi pare un po' esagerato. Arrivare a fare un telefilm sfruttando le stesse tematiche e non dando nulla di nuovo, tranne dinosauri fatti de merda, ti fa capire che gente come Spielberg e chi è con lui fa parte di una generazione di menti che non è più al passo coi tempi. E che prendono troppi soldi per prodotti, fino ad adesso, così scadenti.
Tolte le critiche, un bel puntone questa serie se lo prende per gli spunti interessanti che possono uscire da questo gruppo famiglia, con tanti problemi interiori da risolvere, trasportato in un epoca che non c'entra un cazzo con la loro. Ma è forse l'unica cosa.
Per il resto mi dispiace tanto e troppo per un ex-genio come Spielberg che non sa davvero più come rinnovarsi. Però, pace, amore e speriamo che andando avanti il prodotto si migliori.
Naturalmente parliamo dei primi tre episodi usciti fino ad adesso, visti di getto, ma con attenzione. Bene, posso dire che sono quasi 2 ore godibilissime, tutto scorre bene e il misto fra azione e momenti di quiete è ben gestito. Però qui non voglio dilungarmi sulla composizione di un telefilm dove nelle retrovie c'è gente che ne sa parecchio, ma voglio concentrami sui particolari, quasi ridicoli.
Detto questo torniamo sui dinosauri che per me, detto chiaro e tondo, sono stati fatti col culo (di Spielberg). Perché non posso pensare che con il budget speso per questo telefilm e con un regista che c'ha fatto un capolavoro di film sui dinosauri devo vedermeli fatti come quelli dei documentari del national SuperQuark, o anche peggio, visto che alla prima occhiata si nota la mancanza di fisicità e l'assenza del contatto con l'ambiente. Ma ok, dai, possiamo farla passare.
Ma c'è qualcos'altro, più lampante. Lo sviluppo della trama.
Per farla breve, una famiglia nel presente-futuro ha troppi cazzi e mazzi contro il governo e, per rimanere insieme, deve scappare nel passato grazie ad una frattura magico-misteriosa nello spazio-tempo (Lost). Arrivati lì c'è una giungla enorme e selvaggia (Lost) e personaggi stereotipati ad aspettarli. Ma non finisce qui, perché il figlio ribelle "vaffanculopapà" conosce altri giovani scapigliati con cui esce nella vegetazione sconosciuta, e naturalmente sono bei cazzi. Qui il figliolo viene a conoscenza del primo grosso mistero e cioè delle roccie con delle iscrizioni e delle formule strane che nessuno comprende (Lost). Varie peripezie e si salvano tutti. Dimenticavo che ci sono anche gli "Altri" di Lost, cioè gente vestita con stracci distaccata dal gruppone originario e che fa la parte dei cattivoni. Forse.
Ora non voglio sembrare troppo banale ma è da un po' che in America presentano le nuove serie tv a tema fantascientifico come i nuovi Lost, e mi pare un po' esagerato. Arrivare a fare un telefilm sfruttando le stesse tematiche e non dando nulla di nuovo, tranne dinosauri fatti de merda, ti fa capire che gente come Spielberg e chi è con lui fa parte di una generazione di menti che non è più al passo coi tempi. E che prendono troppi soldi per prodotti, fino ad adesso, così scadenti.
Tolte le critiche, un bel puntone questa serie se lo prende per gli spunti interessanti che possono uscire da questo gruppo famiglia, con tanti problemi interiori da risolvere, trasportato in un epoca che non c'entra un cazzo con la loro. Ma è forse l'unica cosa.
Per il resto mi dispiace tanto e troppo per un ex-genio come Spielberg che non sa davvero più come rinnovarsi. Però, pace, amore e speriamo che andando avanti il prodotto si migliori.
venerdì 7 ottobre 2011
Solo quattro bambini
Qualche ora fa, in the America, ha ripreso ad andare in onda una delle mie serie animate preferite. Pardon, LA preferita. Diciamo pure uno dei migliori prodotti televisivi degli ultimi anni, a mio parere. E voglio fermarmi qua.
Parlo di South Park.
Scrivo un breve post per parlarne a chi non la conosce, per far ricredere chi l'ha mal giudicata, per confrontarla un po' con la concorrenza, perché è una settimana che non aggiorno il blog.
South Park prosegue la sua quindicesima stagione, dopo il solito break estivo. Questa volta l'attesa è stata un po' più lunga del solito, però. Nelle ultime stagioni, infatti, la serie ha raggiunto un grado di maturazione sempre più alto che ha raggiunto il culmine nell'ultima puntata, trasmessa a Giugno.
All'inizio c'erano le parolacce con i bip che fanno tanto ridere e poco altro. Era già abbastanza per affezionarcisi. Ma andando avanti i quattro piccoli protagonisti hanno cominciato a sviluppare sempre più una sottile critica intelligente, un fine sottotesto, a toccare tematiche globali. Dissacrandole, certo. Però sempre sul pezzo, oh, un'attualità che mica te la sogni nei Simpson o nei Griffin. Il 2 Maggio il Presidente Obama tiene una conferenza stampa riguardante la cattura/omicidio di Bin Laden. Il 4 Maggio, due e dico due giorni dopo, nell'episodio trasmesso c'è un riferimento a quel discorso. Infatti ogni puntata viene creata nei sei giorni che precedono la messa in onda. Tra parentesi, domenica sarà trasmesso un succulento documentario che ne parla, di questi sei giorni.
E adesso c'è anche la questione dell'ultima puntata, quella che ti dà lo scossone. Parliamo di sterzate a livello di trama, cambi narrativi. Quella roba che non ti aspetti da un cartone comico. E invece si va avanti, sempre in evoluzione, sempre geniali.
Insomma, fateci un pensierino, nel caso.
E le parolacce con i bip che fanno tanto ridere, quelle ci sono sempre, eh.
E adesso c'è anche la questione dell'ultima puntata, quella che ti dà lo scossone. Parliamo di sterzate a livello di trama, cambi narrativi. Quella roba che non ti aspetti da un cartone comico. E invece si va avanti, sempre in evoluzione, sempre geniali.
Insomma, fateci un pensierino, nel caso.
E le parolacce con i bip che fanno tanto ridere, quelle ci sono sempre, eh.
giovedì 29 settembre 2011
Scimmi-A-Thon VII, ovvero: L'Alba del Pianeta delle Scimmie
Ci siamo.
La conclusione dell'intero ciclo. L'ultima sfida. La prova di coraggio. Il boss di fine livello.
Angoscia! Terrore! Atrocità! Supplizio! Cali di zucchero!
Angoscia! Terrore! Atrocità! Supplizio! Cali di zucchero!
L'Alba del Pianeta delle Scimmie.
Da mesi avevo imparato a temerlo. Mi sono diretto verso la sala 1 come un condannato si avvia al patibolo. Avevo anche lasciato una lettera sul comodino, non si sa mai.
E invece mi è piaciuto.
Ora lo so che passo per pirla. Ed è giusto così. La storia del parlare troppo presto, libri, copertine e così via. Sei lì che quasi ci speri, che scada. "Dai, dai, questi 40 minuti non erano poi così male, ma adesso peggiora, me lo sento", ti dici. E invece nulla. Dritti fino ai titoli di coda. A conti fatti il film regge, è ben costruito e soprattutto si para il culo su degli aspetti su cui ero pronto a puntare il dito.
Premetto che cercherò di fare meno spoiler possibile. Giuro che mi impegno. No, non è vero un cazzo. Probabilmente parlerò a ruota libera. Quindi se ancora non l'avete visto e ci tenete a non rovinarvi le cose, potete anche fermarvi qui. Non è che poi ci siano a finali a sorpresa o che, le cose lo sappiamo come andranno. Ma comunque.
La storia (ri)racconta la prima rivolta contro l'uomo da parte dei primati. I quali sono guidati da Cesare, questa volta scimmia e basta. Ma scimmia ben più intelligente del normale, visto che nei suoi geni sono finiti residui di una cura sperimentale per l'alzheimer in grado di potenziare le cellule cerebrali. Abbastanza da farti capire che l'uomo non è poi così in gamba e che magari bisogna cambiare un po' le cose, tipo abbassare le tasse.
Le pecche ci sono, ma parliamo di roba passabile. Incongruenze, e vabbe'. Le scimmie rinchiuse nel centro di detenzione saranno una trentina, ma quando evadono sembrano essere più di cento. Il fatto che solo in poche sono state esposte al trattamento per lo sviluppo dell'intelligenza e invece poi l'intero esercito sembra composto da finalisti per il torneo nazionale di scacchi. I dialoghi con un orango in cui si parla per gesti sottotitolati. James Franco, che a me più che ricordare uno con cui andavo al liceo, continua a dire poco.
E soprattutto, la grafica CGI con cui sono state fatte le scimmie. Ecco, questa forse è l'unica pecca vera, che senti pesare. Scimmie fatte con il culo che forse erano meglio i mascheroni, mi sa.
Ma chiusa la metà palpebra su questo, per il resto non c'è molto da ridire.
Ok, si, non è il filmone dell'anno, ma i 4 euro te li ripaga. Eddai, che ogni tanto il film pop corn ci sta, tra il Truffaut e il Jarmusch.
C'è una buona presenza di scene gasanti. Le musiche coinvolgono. La sceneggiatura, tolti quei due momenti famiglia, non è troppo forzata. Insomma, quadro complessivo soddisfacente.
Ma sono due i motivi principali per cui, personalmente, il film prende punti.
Il primo sono i rimandi alla vecchia saga. Credevo che guardarmi l'intero ciclo prima di avventurarmi in sala mi avrebbe dato più spunti per attaccare briga e invece mi ha fatto notare una serie di richiami. La prima sequenza è una caccia agli scimpanzé con reti e trappole nella giungla che ammicca alla prima apparizione delle scimmie nel classico. Cesare è un orfano sopravvissuto. Il soprannome occhi luminosi. Il nome di una delle scimmie. La prima parola pronunciata. La scimmia a cavallo. Il modellino della Statua della Libertà. E una navicella dispera nello spazio, chissà che non arrivi il sequel. Che poi sarebbe un remake del primo capitolo. Ma in realtà un reboot della saga. Un sequel del prequel. Un seprequelboot. Boh.
Il secondo motivo è che il film si prende il tempo che ci vuole. Niente affrettamenti forzati. Il gap di una evoluzione lunga secoli colmato da una medicina per l'arteriosclerosi è ragionevole. Quelle poche volte in cui la scimmia si decide a parlare lo fa attraverso suoni gutturali. I suoi primi tentativi. Niente discorsoni, parliamo di monosillabi. Quando l'esercito scimmiesco parte all'attacco, non lo fa per soggiogare ma per fuggire e trovare rifugio. Sarebbe improbabile prendere possesso di una città in una battaglia di un'ora contro pattuglie di polizia. I piani di conquista verranno poi, ci vuole tempo per queste cose. E poi ti chiedi come è mai possibile che un gruppo di scimmie, anche se gigaintelligenti, possano mettere in ginocchio la popolazione mondiale. Ma il film pensa anche a questo, mannaggia a lui.
Con questo smacco finale chiudiamo l'impresa di cui importava ben poco a ben pochi. E per un po' basta scimmie. Giuro che le ho sognate per 2 notti. Maledette, maledette tutte per l'eternità.
Da mesi avevo imparato a temerlo. Mi sono diretto verso la sala 1 come un condannato si avvia al patibolo. Avevo anche lasciato una lettera sul comodino, non si sa mai.
E invece mi è piaciuto.
Ora lo so che passo per pirla. Ed è giusto così. La storia del parlare troppo presto, libri, copertine e così via. Sei lì che quasi ci speri, che scada. "Dai, dai, questi 40 minuti non erano poi così male, ma adesso peggiora, me lo sento", ti dici. E invece nulla. Dritti fino ai titoli di coda. A conti fatti il film regge, è ben costruito e soprattutto si para il culo su degli aspetti su cui ero pronto a puntare il dito.
Premetto che cercherò di fare meno spoiler possibile. Giuro che mi impegno. No, non è vero un cazzo. Probabilmente parlerò a ruota libera. Quindi se ancora non l'avete visto e ci tenete a non rovinarvi le cose, potete anche fermarvi qui. Non è che poi ci siano a finali a sorpresa o che, le cose lo sappiamo come andranno. Ma comunque.
La storia (ri)racconta la prima rivolta contro l'uomo da parte dei primati. I quali sono guidati da Cesare, questa volta scimmia e basta. Ma scimmia ben più intelligente del normale, visto che nei suoi geni sono finiti residui di una cura sperimentale per l'alzheimer in grado di potenziare le cellule cerebrali. Abbastanza da farti capire che l'uomo non è poi così in gamba e che magari bisogna cambiare un po' le cose, tipo abbassare le tasse.
Le pecche ci sono, ma parliamo di roba passabile. Incongruenze, e vabbe'. Le scimmie rinchiuse nel centro di detenzione saranno una trentina, ma quando evadono sembrano essere più di cento. Il fatto che solo in poche sono state esposte al trattamento per lo sviluppo dell'intelligenza e invece poi l'intero esercito sembra composto da finalisti per il torneo nazionale di scacchi. I dialoghi con un orango in cui si parla per gesti sottotitolati. James Franco, che a me più che ricordare uno con cui andavo al liceo, continua a dire poco.
E soprattutto, la grafica CGI con cui sono state fatte le scimmie. Ecco, questa forse è l'unica pecca vera, che senti pesare. Scimmie fatte con il culo che forse erano meglio i mascheroni, mi sa.
Ma chiusa la metà palpebra su questo, per il resto non c'è molto da ridire.
Ok, si, non è il filmone dell'anno, ma i 4 euro te li ripaga. Eddai, che ogni tanto il film pop corn ci sta, tra il Truffaut e il Jarmusch.
C'è una buona presenza di scene gasanti. Le musiche coinvolgono. La sceneggiatura, tolti quei due momenti famiglia, non è troppo forzata. Insomma, quadro complessivo soddisfacente.
Ma sono due i motivi principali per cui, personalmente, il film prende punti.
Il primo sono i rimandi alla vecchia saga. Credevo che guardarmi l'intero ciclo prima di avventurarmi in sala mi avrebbe dato più spunti per attaccare briga e invece mi ha fatto notare una serie di richiami. La prima sequenza è una caccia agli scimpanzé con reti e trappole nella giungla che ammicca alla prima apparizione delle scimmie nel classico. Cesare è un orfano sopravvissuto. Il soprannome occhi luminosi. Il nome di una delle scimmie. La prima parola pronunciata. La scimmia a cavallo. Il modellino della Statua della Libertà. E una navicella dispera nello spazio, chissà che non arrivi il sequel. Che poi sarebbe un remake del primo capitolo. Ma in realtà un reboot della saga. Un sequel del prequel. Un seprequelboot. Boh.
Il secondo motivo è che il film si prende il tempo che ci vuole. Niente affrettamenti forzati. Il gap di una evoluzione lunga secoli colmato da una medicina per l'arteriosclerosi è ragionevole. Quelle poche volte in cui la scimmia si decide a parlare lo fa attraverso suoni gutturali. I suoi primi tentativi. Niente discorsoni, parliamo di monosillabi. Quando l'esercito scimmiesco parte all'attacco, non lo fa per soggiogare ma per fuggire e trovare rifugio. Sarebbe improbabile prendere possesso di una città in una battaglia di un'ora contro pattuglie di polizia. I piani di conquista verranno poi, ci vuole tempo per queste cose. E poi ti chiedi come è mai possibile che un gruppo di scimmie, anche se gigaintelligenti, possano mettere in ginocchio la popolazione mondiale. Ma il film pensa anche a questo, mannaggia a lui.
Con questo smacco finale chiudiamo l'impresa di cui importava ben poco a ben pochi. E per un po' basta scimmie. Giuro che le ho sognate per 2 notti. Maledette, maledette tutte per l'eternità.
mercoledì 28 settembre 2011
Scimmi-A-Thon VI, ovvero: Planet of the Apes
Con il remake del primo capitolo, diretto da Tim Burton nel 2001, comincio a prepararmi per quello che mi aspetta nel pomeriggio. Come cominciare ad immergersi nell'acqua fredda bagnando prima i piedi. Poi mi vedo L'Alba del Pianeta delle Scimmie e toccherà ai testicoli.
Non è che Planet of the Apes sia brutto, diciamo che lascia il tempo che trova. Scivola via nell'indifferenza, ecco. È vero che almeno qui Burton non ha smaronato per l'ennesima volta con il gotico posticcio e il cerone in faccia, però il problema risulta essere l'opposto. Il film è poco caratterizzato, manca di tocco personale e la mano del regista è più una voce di corridoio. Personalmente credo sia qui che la discesa di Tim ha cominciato a prendere piede per continuare in tutti i suoi film successivi, Big Fish escluso.
Ma almeno, dai, qui non c'è Johnny Depp. Però c'è Mark Wahlberg, che forse l'unica vera scimmia alla fine è lui.
La storia grossomodo la conosciamo, non c'è molto da dire. Astronauta cade pianeta scimmie intelligenti cattive ma non tutte umani schiavi facciamo rivolta. Le differenze sono che qui l'uomo sa ancora parlare che sennò sai che palle in sala, le scimmie fanno salti da scimmie più alti, il pianeta non è la terra del futuro e la gnoccolona è bionda. E poi boh, che altro, personaggi abbastanza stereotipati e qualche frase fatta, però dai, per vederlo una sera con i pop corn il film va anche bene, su.
Interessanti il cameo di Linda Harrison, gnoccolona nell'originale, e di Charlton Heston, ovvero Taylor. Qui però fa una vecchia scimmia morente che pronuncia ancora una volta la sua maledizione all'umanità. Niente Statua della Libertà, però.
Bene, siamo in dirittura d'arrivo. Adesso rimane l'ultima prova. Per tutti questi giorni quella facciona scimmiesca mi ha guardato, dalla locandina del cinema di fronte casa, mentre attraversavo l'incrocio, e mi sfidava. Intanto la sua puzza mi è arrivata dentro l'appartamento. E sono al quarto piano.
Ora scusate, devo andare. Ho un appuntamento con la mia pulsione autodistruttiva alle 15.45.
martedì 27 settembre 2011
Scimmi-A-Thon V, ovvero: Anno 2670 - Ultimo Atto
Niente, la traduzione dei titoli in italiano ce la siamo giocata due capitoli fa. In lingua originale sono anche accettabili, eh, ma noi dobbiamo fare quelli che la sanno più lunga.
In Anno 2670 - Ultimo Atto ci saranno 83 secondi ambientati nel 2670. Giusto il tempo per vedere un orango cominciare a raccontare la storia di Cesare, ambientata nel 2001, 10 anni dopo gli eventi del quarto episodio. Ed eccoci quindi trasportati nel passato, per rimanerci per tutto il film. Insomma, 'sto 2670 è un po' tutta una fuffa. Una bella magagna. Cos'è, ci piace tanto mettere le date superfuture nei titoli che fanno molto science fiction e post apocalittico? E poi lo sviluppo e l'insurrezione della scimmia non erano previsti in 400 anni? Com'è che ne bastano 20 e qui tutti parlano e vanno a cavallo? Impressione mia o stiamo mandando a puttane la teoria evoluzionistica? Il senso del tempo dov'è?
Continuano dunque le vicende del nostro eroe peloso. Che se ci pensi chiamarlo eroe fa strano, visto che siamo noi quelli che alla fine verranno schiavizzati. Però dai, la maggior parte dell'umanità è corrotta e avida, quindi ormai si tifa scimmia.
Si è fondata la colonia delle scimmie, di cui Cesare è il re, in cui si cerca di convivere con gli umani un po' più buoni e meritevoli. Sfruttandoli.
Ad un punto Cesare parte per trovare dei vecchi nastri dove sono registrate interviste fatte suoi genitori, visto che lui non ne ha alcun ricordo, sob. E allora via verso i resti della città di New York, distrutta dalla guerra nucleare. Ora, 'sta guerra nucleare mica ho capito bene com'è andata. Cioè, se gli uomini hanno fatto partire le bombe per fermare le scimmie o se c'è stata una guerra uomo contro uomo, come venne annunciato nel primo film. E in questo caso, non era meglio piuttosto preoccuparsi delle scimmie? Non c'è dato saperlo.
Fatto sta che gli umani sopravvissuti, vivendo in una zona radioattiva, cominciano a non avere proprio un bell'aspetto. Infatti mi sa che stiamo parlando degli antenati dei mutanti templari del secondo capitolo. Be', per farla breve questi sono un po' innervositi da tutta la situazione e quando ti vedono arrivare Cesare non è che gli corrano incontro con mazzi di fiori.
Il resto viene da sé. Si spara, si fugge, si insegue, si fa guerra contro i gorilloni fascisti che intanto progettavano il colpo di Stato. Alla fine va tutto per il meglio, i cattivi vengono risparmiati e gorilloni messi al loro posto. Sembra che le scimmie non vogliano poi essere così cattive come sembrava 4 film fa.
Anzi, sembra proprio che il futuro possa essere riscritto, e chissà che un giorno scimpanzé e umani non possano vivere felici insieme. Come ci viene mostrato tornando per un minuto nel 2670, dove bambini di tutte le specie siedono insieme ad ascoltare il racconto. Oooooh.
Quindi, 'fanculo il Pianeta delle Scimmie originale.
Sicuramente il più superfluo della saga, chiude il ciclo degli anni '70.
Dei costumi non parlo, che è come sparare sulla Croce Rossa.
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